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CIVICO MUSEO DELLA CITTA' DI ERBA
via ugo foscolo 23 Il
Civico Museo di Erba, istituito nel 1961, è stato aperto al
pubblico nel 1964 nell'originale sede di Villa Majnoni.Nel 1977 è
stato trasferito nella Villa Comunale di Crevenna, attuale prestigiosa
sede.La villa, risalente alla fine del '700, fu costruita su disegno
dell'architetto Gianluca Gavazzi della Somaglia.Il Civico Museo, sorto
quale realtà intermedia tra i Musei maggiori di Como e di Lecco,
occupa un degno posto nella plaga briantea per la conservazione dei
reperti delle più antiche popolazioni vissute nel territorio
e per la tutela del patrimonio.
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Data la posizione
geografica di Erba, allo sbocco della Vallassina e all'inizio della
Brianza collinare, il Civico Museo si propone come Museo del
Territorio
dell'Alta Brianza e del Triangolo Lariano, unica struttura presente
nella zona con tali caratteristiche.Nel 1999 si è proceduto
all'allestimento di nuovi percorsi museali nel rispetto dei principi
della più moderna museologia. Dovendo allestire un Museo
del territorio, in grado d'illustrare le caratteristiche salienti
del luogo, la storia geologica e paleontologica, la storia del popolamento
umano nell'antichità e la storia più recente, il primo
passo è stato quello di selezionare il materiale adatto allo
scopo e di raccogliere quello estraneo al territorio in un unica
sala dedicata al collezionismo.Tutto il materiale proveniente dall'Alta
Brianza e dal Triangolo Lariano è stato disposto nelle varie
sezioni seguendo un criterio cronologico che risale all'indietro
nel tempo.Un percorso all'indietro nel tempo poiché si è
voluto simulare la situazione che si trova di fronte l'archeologo
quando opera su di un area di scavo; infatti incontra per primo
ciò che è più recente e quindi risalendo all'indietro
nel tempo e scavando sempre più in profondità si immerge
nel passato più remotoIl percorso museale inizia dall'età
Moderna e si conclude con le ere geologiche, i materiali sono resi
parlanti attraverso un sistema di cartellonistica che è facilmente
percepibile dal visitatore.All'ingresso si trovano una serie di
oggetti che rappresentano i simboli di ogni sezione. Partendo dallo
stemma visconteo del XV sec., passando all'ara di epoca romana,
si arriva infine ad un fossile di ammonite dell'Alpe Turati, che
rappresenta le ere geologiche.Nelle otto sale del Museo di Erba
si ha la possibilità di conoscere le tappe principali della
storia e della preistoria della zona.
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Le
prime due sale sono dedicate all'età Moderna, da vedere:·
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un
affresco di Andrea Gentilino (1490), raffigurante la Madonna
con il Bambino tra San Rocco
e San Sebastiano, proveniente dall'ex
abbadia di Sant'Antonio (immagine accanto); ·
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un
grande mappale dell'epoca di Maria Teresa d'Austria; ·
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il pulpito ligneo proveniente dalla Chiesa plebana di Sant'Eufemia
ad Incino
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Proseguendo,
si arriva alla sala dedicata al Medioevo. Qui si trova il reperto
di maggior rilievo: una spatha longobarda con impugnatura decorata
con agemina d'argento (tecnica orafa particolarmente diffusa nell'altomedioevo),
rinvenuta a Parravicino d'Erba nell'aprile del 1961, che trova un
unico confronto in Italia nella spatha scoperta nel 1965 a Ciringhelli
(VR). |
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Nelle
sezioni riguardanti l'età Tardoantica e l'età Romana,
fra i più importanti reperti esposti vanno ricordati i corredi
funebri delle tombe di Albavilla, di Erba e Crevenna (alcune delle
quali ricostruite nella loro interezza), di Tavernerio, di Onno,
di
Proserpio, di Valbrona, di Lasnigo, di Caslino d'Erba. |
Degne
di essere ricordate sono: l'urna cineraria scoperta nelle mura
della chiesa plebana di Sant'Eufemia ad Incino che reca sui due
lati
brevi
dei festoni vegetali e su quello lungo frontale il nome della defunta
Caninia Optata figlia di Lucio; le suspensurae in cotto per calidarium
proveniente dal centro di Erba e tre armille in bronzo con estremità
aperte a testa di serpente, rinvenute a Pontelambro frazione Lezza.
Qui a fianco vediamo un òlpe della prima metà del I° sec.
d.c. |
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La
quarta sala è dedicata alla Preistoria ed alla Protostoria
con materiale risalente all'età del bronzo (corredo funebre
rinvenuto in una sepoltura a Canzo), un palo di palafitta ritrovato
nel lago di Pusiano appartenente al periodo Neolitico e prodotti
litici i cui principali reperti esposti sono punte di freccia,
raschiatoi
e strumenti da taglio tipici del Paleolitico.
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Le
due sale successive ospitano reperti paleontologici: alcuni resti
del più noto rappresentante dell'antica fauna cavernicola,
l'orso delle caverne, recuperati nella grotta Buco del Piombo e un'
interessante collezione di Ammoniti provenienti dall'Alpe Turati,
una tra le zone più importanti per quanto riguarda la paleontologia.
La scoperta dell'Alpe Turati risale alla metà dell'ottocento
e rapidamente diviene conosciuta grazie alle ampie raccolte dell'abate
Antonio Stoppani, insigne paleontologo del tempo. Da allora questa
località è stata oggetto di numerosi studi paleolontologici
svolti dall'Università di Milano negli anni 1971-1975 e successivamente
negli anni 1997-1999. Presso l'Alpe Turati affiora una successione
rocciosa d'età giurassica inferiore (da 200 a 180 milioni di
anni fa) conosciuta fin dal secolo scorso per la ricchezza di Ammoniti
(molluschi marini fossili). Presso il Civico Museo di Erba, attraverso
un'introduzione sulle caratteristiche e sull' importanza degli Ammoniti,
si possono ammirare 40 specie di ammoniti rappresentate da diverse
decine d'esemplari provenienti dalla collezione depositata presso
il Museo di Paleontologia dell' Università degli Studi di
Milano.
Nella grotta del Buco del Piombo, che è una cavità naturale
che si apre a quota 695 mt. s.l.m. nei contrafforti rocciosi del
Monte
Bollettone a pochi chilometri da Erba, sono stati ritrovati numerosi
resti faunistici, la maggior parte dei quali appartenenti all'orso
delle caverne e ora esposti al Museo di Erba.
Allo stato attuale delle conoscenze sappiamo che l'orso delle caverne
(Ursus Spelaeus) era un orso di grandi dimensioni vissuto in Europa
durante il Pleistocene Medio e Superiore; i suoi ritrovamenti più antichi
risalgono a circa 700.000 anni fa. Le migliaia di reperti rinvenuti
nelle varie grotte hanno permesso di ricostruire le abitudini
di vita di quest'animale. |
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Nel
cortile d'ingresso sono raccolti reperti in pietra di grande mole
(avelli, sarcofagi con relative coperture e macine in granito) |
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.Dominano ai
lati della scala due massi avelli che costituiscono il vanto del
Museo di Erba, uno ritrovato a Fraino di Asso e uno a Magreglio.I
massi avelli, massi erratici in cui è stato scavato un avello,
cioè una tomba, sono una prerogativa del territorio comasco,
di datazione incerta in quanto fino ad ora sono stati trovati sempre
manomessi e privi di corredo.
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Il
Museo svolge anche una considerevole attività culturale-didattica
attraverso conferenze, mostre, ricerche scientifiche, visite guidate
e laboratori. Attraverso tali attività esso si propone di
portare a conoscenza degli appassionati le esperienze maturate
e vissute nel
corso dei secoli, per stimolare la ricerca a testimonianza di un
approccio serio, motivato e sicuramente proficuo del proprio operato
scientifico,
culturale, storico e artistico. |
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Sede:
Villa Comunale di CrevennaVia Ugo Foscolo 27
22036 Erba
telefono e fax 031 - 3355341
e-mail: museoerba@libero.it
Sito internet:
www.corrieredicomo.it/index2.cfm?ID=74
Orario di apertura al pubblico:
martedì dalle ore 9.00 alle ore 12.00
mercoledì e venerdì dalle ore 14.30 alle
ore 18.00
Ingresso libero
Visite guidate
su prenotazione,
telefonando all'Ufficio Cultura del Comune di Erba
031 - 615262
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