La Storia

CENNI STORICI

Informazioni di carattere storico riguardanti il territorio comunale della città di Erba

Indice

I dati generali

Le caratteristiche fisiche ed ambientali

Origini storiche degli insediamenti

Le vicende storiche della zona

L'evoluzione della morfologia urbana

L'abitato attuale

Le preesistenze storico-artistiche

Bifora della torre di Villincino

I dati generali

Il Comune di Erba- in prov. di Corno - è situato in Brianza, al margine settentrionale della grande area ondulata occupata dalle conche lacustri pedemontane, al centro di un conoide piuttosto piatto (Piano d'Erba).
L'abitato si è prevalentemente sviluppato alla destra del Lambro e ad ovest della Strada Vallassina ed è lambito a sud dalla SS n.639 del Lago di Pusiano e di Garlate (che collega Lecco a Como), oltre la quale si spingono tuttavia alcune proliferazioni edilizie prevalentemente industriali.
Il territorio comunale confina, da Nord ed in senso orario, con i comuni di Faggeto Lario, Caslino d'Erba, Ponte Lambro, Castelmarte, Proserpio, Longone al Segrino, Eupilio, Merone, Monguzzo ed Albavilla, tutti in provincia di Como.
Il territorio comunale ha una superficie di 1813 ha, di cui 718,91 ha. (39,65%)., costituiscono la superficie agricola utilizzata, ha. 344,24 (18,99%) la superficie a bosco e 163,81 ha. (9,04%) quella improduttiva. La superficie liquida (Lago di Alserio: 28 ha.) e la superficie urbanizzata dovrebbe ammontare a 586,04 ha. (32,32%), in essa comprese le aree con vocazione edificatoria.
Il territorio comunale è pianeggiante solo in prossimità del Lago di Alserio (Piano d'Erba o delle Eupili); per la parte restante è collinare ed -in parte- anche montuoso: infatti, esso risulta compreso tra le quote 260 (Lago di Alserio) e 1.304 (pendici del monte Bollettone).
L'area urbana risulta formata dall'aggregazione di vari nuclei abitati i quali, espandendosi soprattutto lungo le strade che li collegano e che se ne diramano, si sono progressivamente estesi, in qualche caso saldandosi l'un l'altro.
Ne risulta perciò più propriamente un insieme di abitati, cuciti da una trama viaria irregolare, distribuiti a cavaliere del Lambro, ma prevalentemente alla sua destra. In questa situazione è indefinibile e priva di senso una quota media dell'area urbana in quanto -se la parte più consistente di essa (il nucleo Erba - Incino) si sviluppa tra le quote 275 e 295 -è vero altresì che gli altri nuclei giacciono quasi "tutti a quote più alte, comprese tra i 300 ed i 350 m.
Gli insediamenti occupano, infatti, le protuberanze collinari e persino le pendici del Monte Bollettone, con frequenti ville signorili, circondate da ampli parchi e giardini.
La popolazione residente all'ultimo censimento (1971) era di 15.636 (presente 15.797); 16632 (2001); ne risultava quindi una densità di 8,62 ab/'ha., sensibilmente superiore alla media provinciale (3,48 ab/ha.).
Erba deve il suo rapido sviluppo, oltre che all'amenità dei luoghi, anche alla felice posizione rispetto alla grande maglia viaria regionale, trovandosi a mezza strada dell'itinerario Lecco - Como (che delimita il bastione morenico dell'alta Brianza) ed all'incrocio di questa con la strada Milano - Bellagio (strada Vallassina).

 

Le caratteristiche fisiche ed ambientali

Orograficamente il territorio di Erba si può sinteticamente suddividere in quattro porzioni:
1- il vasto piano meridionale a cavallo del Lambro - lambrone che comprende, appunto, il Piano d'Erba e che sale poi lentamente verso "lo stretto solco vallivo di Ponte Lambro; in esso sorgono gli abitati di Incino, Vill'Incino, Erba (in basso) ed il nucleo di Cassina Mariaga, nonché i recenti insediamenti industriali di Pradelmatto-Sassonia, California e Molinara;
-2- la fascia che delimita a nord-ovest la zona piana e che, con andamento piuttosto mosso, costituisce quasi un terrazzamento di passaggio tra la 'pianura e la montagna; in questa zona sorgono gli abitati di Parravicino, Campolasso, Pomerio, Buccinigo, Erba in alto, Crevenna e Mornìgo;
3- la zona collinare ad est del Lambro che delimita a nord-est la zona piana ed ha una configurazione piuttosto movimentata, caratterizzata da una più marcata ondulazione (contrapposta al terrazzo precedente); su di essa sorgono i nuclei abitati di Morchiuso, Bindella, Incasate e -più a nord -Brugora, Torricella, Arcellasco, Carpèsino e S.Bernardino. Questa zona rappresenta l'estremità meridionale dell'area collinare compresa tra la valle di Caslino ed il bacino del lago del Segrino;
4- infine la zona montana di nord-ovest che, saldandosi al terrazzo pedemontano, occupa le falde sud-orientali del M. Bollettone (1304 m.) e quelle sud-occidentali del M. Croce o di Maiano (1153 m.) e della Bocchetta di lemma (1171 m.).
Sotto il profilo geologico, il territorio "basso" è formato dalle alluvioni fini del Lambrone, prevalentemente marnose ed argillose, le quali - trasportate a valle - hanno lentamente " colmato " l'antico vasto golfo del mare Pliocenico. (Vedi tab.U159-8). Il territorio "alto"' fa già parte, invece, del cosiddetto triangolo lariano, una "regione prealpina" situata tra i due rami meridionali del Lario (comasco e lecchese) e marcatamente incisa dalla Vallassina, cioè, da quel tratto della valle superiore del Lambro (nella quale esso prende il nome di Lambrone) che va dalla sorgente (a NO di Magreglio) fino alla "stretta" da cui esso sbocca nella conca pianeggiante di Erba.
Più a sud, le alluvioni del Lambrone formano un vasto dosso al quale si debbono probabilmente il colmamento dell'antica unica e grandiosa conca lacustre che si estendeva per tutto l'attuale Piano d'Erba e la separazione dei due laghi pedemontani di Pusiano e di Alserio.
Il vincolo idrogeologico copre la quasi totalità delle pendici montane del settore-ovest. Tale vincolo - stabilito in base alla legge 30 dicembre 1923, n.3267 -interessa infatti -a partire dalla quota 350 circa- le pendici del Monte Bollettone, le quali si presentano orograficamente accidentate e che, ove non fossero adeguatamente protette, sarebbero suscettibili di erosione del versante, con conseguente pericolo di degrado.
Tale vincolo, ripreso dalla recente legislazione urbanistica regionale lombarda (LUR-n.51/1975), impone sostanzialmente il mantenimento della situazione arborea e colturale in atto, al fine di non compromettere la stabilità dei suoli, consentendosi peraltro il .normale governo forestale e rurale.
Il torrente Bova, altro corso d'acqua che interessa il territorio erbese, scende con forti pendenze solcando le pendici di questo versante prima di immettersi nel Lambrone, al confine di Erba con Ponte Lambro.
Il clima del territorio è piuttosto vario ma nelle località meglio esposte esso risulta assai mite, in quanto la presenza del lago mitiga in inverno i venti freddi che scendono dai monti circostanti, mentre le brezze attenuano la calura estiva. La temperatura media annua si aggira intorno ai 13° C, tanto che nelle zone meglio esposte alcuni parchi possiedono una vegetazione quasi mediterranea.
Quanto alle precipitazioni, si registrano medie annue comprese tra i 1350 e i 1600 mm; le piogge primaverili sono le più copiose e si riducono progressivamente in estate ed in autunno, per raggiungere il minimo nei mesi invernali.

 

Origini storiche degli insediamenti

L'origine di Erba si perde nella notte del tempo, oltre alle testimonianze del Buco del Piombo altri ritrovamenti attestano che il luogo venne abitato nelle epoche precedenti quella romana; vi si sarebbero alternati gli Orobi, i Liguri ed i Celti. Erba, ai tempi dei Romani, era denominata: "Herba" mentre Incino, originariamente "Liciniforum".
Nelle torbiere di Bosisio e di Pusiano (ora abbandonata) sono stati trovati numerosi utensili di silice (coltelli, punte di frecce e di lance, piccole scuri con manico di osso) a testimonianza del fatto che il Piano d'Erba è stato abitato dall'uomo sin dall'età neolitica. In realtà in quell'epoca il Piano non c'era, in quanto i laghetti di Pusiano, Alserio ed Annone formavano l'unico grande lago di "Eupili" su cui gli abitanti (delle età della pietra e del bronzo) avevano costruito le capanne su palafitte in cui vivevano. Reperti del neolitico (punte di freccia), sono stati rinvenuti anche nella grotta denominata "Buco del Piombo" , in territorio erbese .
Non si sa se questi primi abitanti fossero Oròbi, Etruschi od Umbri: da ritrovamenti avvenuti a Buccinigo (tombe) si riconoscono con sufficiente certezza elementi della cultura celtica.
Sull'origine del primo nucleo Incino, e sullo stesso toponimo sussistono tuttora dei dubbi: la tradizione più antica vuoi far risalire il nome "Incino" all'antico Liciniforum citato da Catone e da Plinio; ma presumibilmente il Liciniforum di Catone è Lecco (da Licini, infatti, si fa derivare Lencini e Lenci che è il nome fatino di Lecco), mentre l'etimologia di Incino è forse da ricercare più nel mondo germanico che in quello latino. Stando alla tradizione più condivisa (che vuole Incino derivato da Licinoforum), quel nucleo sarebbe stato fondato da un Licinio Crasso nel 608 dalla fondazione di Roma, cioè quasi un secolo prima di Cristo; ma ciò non è provato: le prime iscrizioni -su frammenti di lapidi rinvenute nei campi presso Incino -possono essere infatti datate solo.al V sec. D C (in una di esse si parla di un Longino e di un Fausto, Consoli nel 490 DC).
Di Erba si hanno notizie ancora più scarse, anche se in tutta la zona pedemontana che va da Vill'Albese a Crevenna sono state rinvenute numerose tombe, in cui sono stati trovati monete, vasi lacrimatoi ed ornamenti metallici . A giudicare dai numerosi ritrovamenti di epoca romana è tuttavia quasi certa l'esistenza, in questi luoghi, di un abitato romano di qualche importanza.
A guardia delle strade di comunicazione per Corno, Milano e Lecco stettero comunque i due castelli di Erba e di Incino.
Del Castello di Erba non rimangono, purtroppo, vestigia, salvo il nome della "piazza del Castello" ad Erba in alto.
E' tuttavia impossibile sapere con certezza quando esso sia sorto: alcuni storici ne parlano a proposito dell'invasione degli Ungheri (a partire dal 889); altri lo citano a proposito della difesa dei Municipi della Martesana da Ariberto da Intimiano (arcivescovo di Milano ed ideatore del Carroccio), insieme ai nomi di Buccinigo e di Parravicino.
Nel Medioevo due importanti castelli dominavano il territorio , uno posto in posizione elevata (Erba alta), di cui rimangono alcuni ruderi e l'altro nell'odierna Villincino ove si trova ancor oggi la pusteria ed una torre con inserita una graziosa bifora.
Del Castello di Incino rimane invece un significativo avanzo di portale ancora ben conservato.

 

Le vicende storiche della zona

Nessuna testimonianza rimane delle dominazioni longobarde e franche, che lasciarono tuttavia nella zona la divisione feudale; Erba ed Incino ne rimasero fortunatamente indenni e vissero come liberi comuni anche durante le calate del Barbarossa. Quest'ultimo, nella vicina Tassèra di Carnìgo, fu sconfitto dai milanesi ai quali quei liberi comuni (Orsenigo e tutta la Pieve di Incino) avevano dato un valido e decisivo aiuto (1160). Milano ricompensò questi modesti ma valorosi comuni alleati investendoli del diritto di fregiare le proprie insegne con lo stemma di Milano: il che comportava a loro favore una serie di privilegi oltre ad ampie immunità. Per effetto di tali concessioni la Comunità di Erba fu aggregata ai cittadini milanesi di Porta orientale, nella parrocchia di S. Babila. Tali privilegi restarono operanti fino all'invasione francese del 1796.
Nel corso del secoli fatti ed avvenimenti di ogni genere coinvolsero gli abitanti di Erba e particolarmente il XII e il XIII secolo furono teatro di guerre e distruzioni rimane famosa oltre alla battaglia di Tassera, anche le terribili e ripetute distruzioni di Incino, prima per opera dei Visconti nel 1278 e poi dai Torriani nel 1285.
Durante il XIII ed il XIV sec. Erba seguì le vicende di Milano, che era contesa tra i Torriani ed i Visconti. Infatti i Torriani, dopo aver devastato molti paesi della Martesana e particolarmente Incino, si impadronirono nel 1278 del Castello di Erba. Sette anni dopo fu la volta di Ottone Visconti che occupò Incino, ne abbatté la rocca e ne incendiò e rovinò il borgo.
Successivamente Ottone diventò padrone di Milano e scacciò i Torriani, mantenendo la Signoria Viscontea fino al 1447. Erba rifiutò in ogni modo di essere infeudata, facendo valere i privilegi del 1160.Nel 1404 i Signori (Rusca) di Corno fecero Erba l'oggetto di ripetute scorrerie, approfittando del fatto che i Dal Verme non volevano intervenire in difesa del borgo, non avendo questo voluto rinunciare a quei particolari privilegi che lo proteggevano dall'infeudazione. Comunque, dai Visconti il Piano d'Erba passò prima agli Sforza (1453-1470) -che concessero ad Erba una limitata autonomia rispetto al Vicario della Martesana -e poi agli Spagnoli, i qual i restaurarono le antiche strutture feudali e cedettero il territorio ai Conti Archinto (1647).
Negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346” Erba risulta incluso nella pieve di Incino e viene elencato tra le località cui spetta la manutenzione della “strata de Niguarda” come “li zentilhomini da Herba” (Compartizione delle fagie 1346). Nel 1441 Erba, con tutta la pieve di Incino nella quale risulta collocato, venne concesso in feudo dal duca Filippo Maria Visconti ai conti Dal Verme (Casanova 1904). Nei registri dell’estimo del ducato di Milano del 1558 e dei successivi aggiornamenti del 1590 e del XVII secolo, Erba risulta ancora compreso nella pieve d’Incino (Estimo di Carlo V 1558, cartt. 24 e 25) dove ancora lo si ritrova nel 1644 (Relazione Opizzone 1644). Con istrumento rogato il 6 luglio 1647 il comune venne concesso in feudo al conte Carlo Archinto (Casanova 1904). Nel “Compartimento territoriale specificante le cassine” del 1751, Erba era sempre inserito nel ducato di Milano, nella pieve di Incino, ed il suo territorio comprendeva anche i cassinaggi di “Molino del piano”, “Cassina sopra il Monte detto Alpe”, Alpetto, Mirabello, Ginochio, Meano, Meanolo, Corgiago, Malpirana e Bajta (Compartimento Ducato di Milano, 1751). Dalle risposte ai 45 quesiti della giunta del censimento del 1751 emerge che il comune, infeudato al conte Filippo Archinti al quale la comunità versava a titolo di convenzione la somma annua di lire 87, contava in tutto 690 anime. Disponeva di un consiglio particolare costituito da 17 deputati ed un sindaco-cancelliere che venivano eletti dal convocato generale con l’intervento del podestà. Restavano in carica tre anni ed a loro era affidata l’amministrazione del patrimonio e la vigilanza sui pubblici riparti. Il sindaco-cancelliere, che veniva retribuito con salario annuale, aveva incarico di conservare presso la sua casa le scritture della comunità. Incaricato delle riscossioni dei carichi e del pagamento delle spese era un solo esattore che veniva eletto con pubblico istrumento per tre anni. Il comune era sottoposto alla giurisdizione di un podestà feudale al quale versava un salario annuo, oltre che alla banca criminale di Milano. Il console prestava annualmente giuramento ad entrambi i giusdicenti (Risposte ai 45 quesiti 1751, cart. 3034). Sempre inserito nella pieve di Incino, Erba compare nell’“Indice delle pievi e comunità dello Stato di Milano” del 1753 ancora appartenente al ducato di Milano (Indice pievi Stato di Milano, 1753).
Furono inoltre edificati numerosi conventi come l'Abbadia di S. Antonio a San Maurizio e Santa Maria degli Angioli vicino a Crevenna, dove venivano anche tinti con il mallo delle noci i panni e le tuniche di tutti i frati della Lombardia. Per quanto riguarda l'aspetto religioso la chiesa di Sant'Eufemia rimase per secoli il punto di riferimento principale di tutta l'omonima Pieve. Sulla fine del 1500 San Carlo ordinò il trasferimento della Prepositura da S. Eufemia(Incino) a S.Maria Nascente (Villincino), poiché l'antica chiesa era ritenuta insicura ed inadeguata alle nuove esigenze pastorali. Il periodo delle infeudazioni e della dominazione spagnola sono una triste parentesi per la storia di Erba che si temprò e rifiorì nel 1700.Con Maria Teresa iniziò un periodo di benessere e di sviluppo per tutta la plaga erbese, sorsero filande e numerose ville signorili che ospitarono insigni personaggi della cultura: Monti, Parini, Foscolo.
Nel nuovo compartimento territoriale dello Stato di Milano (editto 10 giugno 1757), pubblicato dopo la “Riforma al governo e amministrazione delle comunità dello stato di Milano” (riforma Stato di Milano 1755), il comune di Erba venne inserito tra le comunità della pieve di Incino, nel territorio del ducato di Milano. Nel 1771 il comune contava 1.200 abitanti (Statistica anime Lombardia, 1771). Solo con la successiva suddivisione della Lombardia austriaca in province (editto 26 settembre 1786 c), il comune di Erba, sempre collocato nella pieve d’Incino, venne inserito nella Provincia di Como. In forza del nuovo compartimento territoriale per l’anno 1791, la pieve di Incino, di cui faceva parte il comune di Erba, venne inclusa nel VII distretto censuario della provincia di Milano (Compartimento Lombardia, 1791).
A seguito della suddivisione del territorio in dipartimenti, prevista dalla costituzione della Repubblica Cisalpina dell’8 luglio 1797 (Costituzione 20 messidoro anno V), con legge del 27 marzo 1798 il comune di Erba venne inserito nel Dipartimento del Lario, Distretto di Erba (legge 7 germinale anno VI). Con successiva legge del 26 settembre 1798 il comune venne trasportato nel Dipartimento dell’Olona, Distretto XXVI di Erba (legge 5 vendemmiaio anno VII). Nel gennaio del 1799 contava 1240 abitanti (legge 20 nevoso anno VII). Secondo quanto disposto dalla legge 13 maggio 1801, il comune di Erba, inserito nel Distretto primo di Como, tornò a far parte del ricostituito Dipartimento del Lario (legge 23 fiorile anno IX). Con la riorganizzazione del dipartimento, avviata a seguito della legge di riordino delle autorità amministrative (legge 24 luglio 1802) e resa definitivamente esecutiva durante il Regno d’Italia, Erba venne in un primo tempo inserito nel Distretto VII ex milanese di Erba (Quadro dei distretti 1802), classificato comune di III classe (Elenco dei comuni 1803), e successivamente collocato nel Distretto I di Como, Cantone IV di Erba. Il comune di Erba nel 1805 contava 419 (?) abitanti (decreto 8 giugno 1805 a). Il successivo intervento di concentrazione disposto per i comuni di II e III classe (decreto 14 luglio 1807), vide Erba allargare i propri confini territoriali con l’aggregazione dei comuni di Crevenna ed uniti ed Incino ed uniti. Inserito nel Distretto I di Como, Cantone IV di Erba, dopo l’unione il comune contava 2123 abitanti (decreto 4 novembre 1809). Tale aggregazione venne confermata con la successiva compartimentazione del 1812 (decreto 30 luglio 1812).
Ma è il 1800 che determino per Erba il periodo d'oro e di notorietà culturale e turistica.
In base alla nuova compartimentazione territoriale del Regno Lombardo – veneto (notificazione 12 febbraio 1816), il comune di Erba venne inserito nella Provincia di Como, Distretto XIV di Erba. Il comune di Erba, dotato di convocato, fu confermato nel Distretto XIV di Erba in forza del successivo compartimento delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844). Col compartimento territoriale della Lombardia (notificazione 23 giugno 1853), il comune di Erba venne inserito nella Provincia di Como, Distretto XIV di Canzo. La popolazione era costituita da 1562 abitanti.
Subite le occupazioni francese ed austriaca (1814), il Comune fu invaso dal Piemonte nel 1859 ed annesso al Regno d'Italia.
In base al compartimento territoriale del Regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805 a) il cantone IV di Erba, compreso nel dipartimento del Lario, distretto I di Como, includeva i seguenti comuni: Albesio, Alserio, Anzano con Cassina Pugnano, Monticello e porzione di Monguzzo, Arcellasco con Torricella, Carpesino, Brugora e Cassina Torchiera, Brenno con Camisasca, Buccinigo con Molena, Carcano con Corogna, Casletto, Cassano con Sirtolo, Centemero con Musico, Colciago con Cassina Marcetta, Cassina Careggia, Cassina Visconti e porzione di Calpuno, Crevenna con Mornigo, Erba, Fabbrica, Incino con Villincino, Rogora e Ferrera, Lambrugo, Lezza, Lurago con porzione di Calpuno, Merone, Moiana, Monguzzo con Nobile, Nibionno con Tabiago e Zibrone, Orsenigo con Parzano, Parravicino con Pomerio e Caseglio, Ponte con Cassina Busnigallo, Rogeno con Calvenzana, Maggiolino, Molino del Leone e Molino del Maglio, Tregolo con Costa Masnaga, Somarino e Pettana, Villa Albese con Cassina Saruggia. La popolazione complessiva era di 18.885 abitanti. Con il decreto di aggregazione e unione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 4 novembre 1809), che disegnò il nuovo assetto amministrativo del territorio comasco, il numero dei comuni del cantone passò da 28 a 12: Albese, Alzate, Anzano, Carcano, Erba, Lurago ed uniti, Merone, Nibionno ed uniti, Ponte, Rogeno, Tregolo e Vill’Albese. La popolazione ammontava a 15.184 abitanti. Il decreto di concentrazione e unione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 30 luglio 1812) confermò, per i comuni del cantone IV di Erba, le variazioni previste dal precedente provvedimento del 1809, eccezion fatta per l’ex comune di Albese che venne aggregato a Vill’Albese e per il comune di Merone che assunse la denominazione di comune di Nobile.
In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Erba con 1.589 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento XI di Erba, circondario I di Como, provincia di Como. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 1.676 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 1.724 (Censimento 1871); abitanti 1.717 (Censimento 1881); abitanti 2.016 (Censimento 1901). Nel 1906 il comune di Erba venne aggregato al nuovo comune di Erba Incino.
In base al compartimento territoriale del Regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805 a) il cantone IV di Erba, compreso nel dipartimento del Lario, distretto I di Como, includeva i seguenti comuni: Albesio, Alserio, Anzano con Cassina Pugnano, Monticello e porzione di Monguzzo, Arcellasco con Torricella, Carpesino, Brugora e Cassina Torchiera, Brenno con Camisasca, Buccinigo con Molena, Carcano con Corogna, Casletto, Cassano con Sirtolo, Centemero con Musico, Colciago con Cassina Marcetta, Cassina Careggia, Cassina Visconti e porzione di Calpuno, Crevenna con Mornigo, Erba, Fabbrica, Incino con Villincino, Rogora e Ferrera, Lambrugo, Lezza, Lurago con porzione di Calpuno, Merone, Moiana, Monguzzo con Nobile, Nibionno con Tabiago e Zibrone, Orsenigo con Parzano, Parravicino con Pomerio e Caseglio, Ponte con Cassina Busnigallo, Rogeno con Calvenzana, Maggiolino, Molino del Leone e Molino del Maglio, Tregolo con Costa Masnaga, Somarino e Pettana, Villa Albese con Cassina Saruggia. La popolazione complessiva era di 18.885 abitanti. Con il decreto di aggregazione e unione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 4 novembre 1809), che disegnò il nuovo assetto amministrativo del territorio comasco, il numero dei comuni del cantone passò da 28 a 12: Albese, Alzate, Anzano, Carcano, Erba, Lurago ed uniti, Merone, Nibionno ed uniti, Ponte, Rogeno, Tregolo e Vill’Albese. La popolazione ammontava a 15.184 abitanti. Il decreto di concentrazione e unione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 30 luglio 1812) confermò, per i comuni del cantone IV di Erba, le variazioni previste dal precedente provvedimento del 1809, eccezion fatta per l’ex comune di Albese che venne aggregato a Vill’Albese e per il comune di Merone che assunse la denominazione di comune di Nobile.
La popolazione industriosa ha saputo ben utilizzare le risorse presenti sul territorio e, con l'avvio delle Ferrovie Nord nel 1879, si è decisamente imposta come centro attivo, ricco di storia e di cultura.
Nel 1912 giunse da Corno la tranvia, prolungata nel 1927 fino a Lecco. Le comunicazioni con i maggiori centri vicini furono così completate ed Erba - che nel 1906 si era unita ad Incino -iniziò il suo fortunato decollo. commerciale e produttivo.
Nel 1927 venne ricostituito il comune autonomo di Erba con i soppressi comuni di Bucinigo, Cassina Mariaga, Crevenna ed Erba Incino, disaggregandone il territorio dal comune di Erba Incino (R.D. 15 dicembre 1927, n. 2515). In base alla legge sull’amministrazione locale emanata nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Nel 1928 al comune di Erba vennero aggregati i soppressi comuni di Arcellasco e Parravicino (R.D. 11 ottobre 1928, n. 2542). Nel 1928 dal comune di Erba venne staccata la frazione di Pontenovo, aggregata al comune di Merone (R.D. 1° novembre 1928, n. 2563). Popolazione residente nel comune: abitanti 8.537 (Censimento 1931). Nel 1935 dal comune di Erba vennero staccate le frazioni di Molena e Ferrera, aggregate al nuovo comune di Albavilla. Popolazione residente nel comune: abitanti 8.745 (Censimento 1936). In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Erba veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 10.971 (Censimento 1951); abitanti 12.175 (Censimento 1961); abitanti 15.636 (Censimento 1971). Nel 1971 il comune di Erba aveva una superficie di ettari 1.813.
L'attuale comune di Erba è formato dall'unione dei soppressi di Erba Incino, Buccinigo, Cassina Mariaga, Crevenna, Arcellasco e Parravicino. Le varie adesioni si svolsero in varie tappe successive: primo passo il 21 agosto 1906 con la storica unione di Erba con Incino, poi nel 1923 l'adesione di Crevenna, Buccinigo e Cassina Mariaga ed infine nel 1928 l'aggiunta di Arcellasco e Parravicino completarono la formazione del nuovo comune. Il 12 maggio dell'anno 1970 il Presidente della Repubblica decreta al Comune di Erba il titolo di Città, confermandone così le importanti caratteristiche socio-economiche che pone l'abitato di Erba tra i luoghi più rappresentativi ed operosi dell' Alta Brianza.

 

L'evoluzione della morfologia urbana

Le vicende storiche riferite nel precedente paragrafo non potevano non influenzare la morfologia urbana; esse ne costituiscono anzi l'indispensabile "chiave" di lettura.
Sotto l'aspetto istituzionale, l'attuale Comune di Erba è il risultato del processo aggregativo di ben sette comuni autonomi, i cui abitati - vicini ma "distinti" anche fisicamente -erano un tempo intervallati da zone inedificate più o meno ampie.
Questo originario carattere multipolare è tuttora chiaramente leggibile, anche se risulta in parte alterato dagli sviluppi edilizi dell'ultimo trentennio. Erba presenta ovunque una singolare struttura. urbana " a nuclei ", che consiste in una pluralità d'insediamenti, diversi per qualificazione e per consistenza e dislocati in un ambito spaziale palesemente "sproporzionato. Infatti, quella che molto impropriamente chiamiamo area urbana non ha il consueto carattere del continuum edificato , ma si presenta piuttosto come un "tessuto" disuniforme in cui i compatti "nuclei" originari (salvo quelli del tutto stravolti e soffocati dai più recenti sviluppi insediativi) sono ancora abbastanza individuabili ed appaiono come dispersi (cioè debolmente "legati") in un inconsistente tessuto connettivo generalmente tenue e comunque ancora tanto "poroso" da risultare scarsamente agglutinante.
I .fattori polarizzanti dei più recenti sviluppi non sono, curiosamente, i singoli nuclei originari: la maggior parte di essi ha perso ormai ogni residua forza aggregante, tant'è che qualcuno è tuttora estraneo ai processi urbanizzativi in atto; sono piuttosto le vecchie arterie di traffico (ed ora anche le nuove) ormai convertite al ruolo di arterie primarie interne; oppure, per gli sviluppi turistici, sono le "emergenze" paesaggistiche.
Ovviamente, il nucleo centrale composite (Erba-Incino-Ròvere) esplica il maggiore effetto polarizzante, non solo per la sua "centralità" ma anche per il suo più alto livello d'infrastrutturazione. Qui i processi di sviluppo edilizio sono perciò più accelerati, convulsi e consistenti, con le inevitabili ed immaginabili conseguenze negative: elevato sfruttamento del suolo, rottura del quadro urbano, disordine ambientale, decadimento estetico complessivo, mortificazione (e talvolta manomissione) delle preesistenze storico-artistiche, carenze infrastrutturali e dotazionali, congestione circolatoria, promiscuità funzionale ecc. Effetti più che normali di un processo urbanizzativo largamente "spontaneo" o troppo debolmente" guidato" da una strumentazione urbanistico-edilizia forse inadeguata a sorreggerlo. Il risultato di un tale distorcente sviluppo è che il secolare equilibrio multipolare, che assegnava ad ogni nucleo un ruolo, una funzione ed una "personalità urbanistica", si va irreversibilmente frantumando, sicché i caratteri originari di ciascuno si stanno perdendo senza essere rimpiazzati da altri caratteri egualmente accettabili né da altre funzioni parimenti gratificanti. In virtù di questo crescente squilibrio la zona centrale dell'area urbanizzata stenta infatti ad assumere quel "volto urbano" che né l'altezza degli edifici, né il loro singolo eventuale pregio architettonico, né la dignità di talune sistemazioni ambientai i riescono da soli ad assicurare; mentre i nuclei periferici rischiano un'irrefrenabile decadenza o per lento ma progressivo svuotamento (di abitanti e di funzioni) oppure per un (non meno allarmante) progressivo processo di "periferizzazione", indotto da sviluppi edilizi tanto banali quanto anomali, non di rado a carattere speculativo o "valorizzativo", che violentano l'integrità delle vecchie concrezioni edilizie e brutalizzano -alternandoli -i lineamenti essenziali dell'ambiente.
Egualmente incoerente squilibrato e disarticolato è, nel suo insieme, il processo insediativo delle attività produttive.
Sorretto inizialmente da una logica localizzativa -che possiamo oggi recriminare e rifiutare ma che ha avuto indubbiamente una sua validità -esso è divenuto, nell'ultimo ventennio, incerto contraddittorio e dispersivo, rinunziando alla sicure "economie esterne" che gli sarebbero derivate da un'ordinata concentrazione spaziale, più agevolmente infrastrutturabile e dilagando in "ordine sparso" nel piano, sensibile al solo richiamo delle nuove grandi arterie di traffico od al basso prezzo delle aree più marginali.
Così, finché prevalse la logica iniziale, le aziende si localizzarono a nastro -abbastanza ordinatamente -lungo la ferrovia (facilità di trasporti) ed il Lambrone (facilità di prelievo e di scarico delle acque).
Quando, esaurendosi le occasioni insediative interne ed affievolendosi l 'interesse dei due fattori localizzativi citati, si è prospettata l'esigenza di una nuova sicura direttrice di sviluppo, è mancata in concreto una strategia insediativa coerente -che il Piano di Fabbricazione, purtroppo, non ha potuto o saputo esprimere -per cui i nuovi interventi si sono di fatto "dispersi", aiutati in ciò da uno strumento urbanistico che offre alle industrie ben tre diverse alternative di localizzazione (Sassonia, Molinara e California).
Questa imprudente leggerezza (o deprecabile carenza) ha avuto vistosi effetti compromissori su un'area di un certo interesse naturalistico e rende peraltro arduo -sotto il profilo operativo -ogni intervento di razionalizzazione e di riorganizzazione del settore.
Infine, sono da lamentare da un lato l'inefficacia (o l'imprevidenza) della strumentazione urbanistico-edilizia e dall'altro la distrazione od il lassismo della pubblica amministrazione (ai competenti livelli di competenza), nell'esplicare un'efficace azione di salvaguardia di talune infrastrutture irripetibili d'interesse comprensoriale, la cui eventuale rilocalizzazione non è ipotizzabile a breve termine sia per l'entità dell'impegno finanziario che per la difficoltà materiale di reperire aree idonee di rilocalizzazione o tracciati alternativi accettabili.
Ci riferiamo in particolare all'Ospedale di zona che presenta problemi di ampliamento e di accessibilità che persino il Piano ospedaliero regionale riconosce di ardua soluzione; nonché alla SS n.639 che subisce il continuo assalto della fin troppo vivace attività edificatoria latistante, che ne svilisce la funzione e ne compromette l'efficienza. Analogo rischio si profila per la cosiddetta "tangenziale 0vest", cioè per la recente superstrada per Canzo, ove non si adottino con urgenza - e si applichino con scrupolo -idonei provvedimenti di difesa.

 

L'abitato attuale

Come si diceva nel precedente paragrafo, alcuni nuclei "marginali" (Morchiuso, S.Bernardino, Parravicino) non sono stati (ancora) investiti dal diffuso ed accelerato processo di urbanizzazione dell'area e pertanto conservano ancora il carattere dei vecchi borghi rurali. Altri nuclei, benché "interni" all'area investita dall'urbanizzazione, sono riusciti a conservare abbastanza l'originario carattere rurale (Rovere, Vill'Incino) grazie ali 'azione di "difesa" esercitata dalle residue ma consistenti corone di aree rurali (greenbelts).
Altri ancora stanno perdendo il carattere rurale originario a causa della crescente rilevanza di nuove funzioni, sia residenziali (Buccinigo, Pomèrio, Crevenna, Carpèsino, Bindella) che produttive (Pradelmatto, Cassina Mariaga).
Infine, i nuclei di Arcellasco, Erba in alto ed Incino hanno completamente perduto, sotto la spinta urbanizzativa, ogni carattere rurale ed hanno assunto aspetto e funzione urbani .
Gli sviluppi residenziali più recenti (Via S.Bernardino, Corso XXV Aprile) hanno, ovviamente, carattere urbano ed assolvono una funzione prevalentemente abitativa.
I vecchi insediamenti citati -esclusi quindi quelli di sviluppo recente -costituirono il rado tessuto edilizio erbese sino alla fine del1'800, cioè sino all'arrivo della Ferrovia Nord-Milano. Con l'attivazione della ferrovia, e perciò dall'inizio del secolo, le larghe
maglie di quel tessuto si.sono venute riempiendo di edifici, a scapito degli ampi spazi liberi interposti (aree rurali, parchi, giardini) (Vedi tab. U159-4).
L'attività costruttiva, correlata ad un processo urbanizzativo che si è venuto accelerando nel tempo, ha interessato sia il settore abitativo che quello produttivo; in entrambi i casi, però, si è svolto all'insegna di uno spiccato disordine insediativo che ha messo in crisi le dotazioni infrastrutturali ed ha compromesso gli stessi pregevoli connotati ambientali, con l'anarchica mescolanza delle funzioni e con il casuale assortimento delle tipologie edilizie, che vanno dalle casette unifamiliari di Via C.Battisti, di Crevenna, di Arcellasco, di Cassina Mariaga, e i più recenti edifici multipiani di tipo condominiale di Corso XXV Aprile.
Molto spesso il "missaggio" funzionale: è consumato nello stesso edificio (laddove questo ospita abitazioni e laboratori artigianali o per piccola industria), con risultati chiaramente inaccettabili ai fini della tutela ambientale, sotto il duplice profilo estetico ed ecologico.
Le attività produttive più consistenti (per ampiezza del sedime, importanza degli impianti, entità delle maestranze) si sono inizialmente polarizzate -come si è detto -lungo la ferrovia ed il corso del Lambrone. Esauriti gli spazi disponibili, esse hanno cominciato ad investire, negli ultimi anni, i lotti interclusi idonei allo scopo e le aree agricole marginali, occupando -nell'ordine- prima quelle a sud di Incino (Pradelmatto -Sassonia), poi quelle a sud di Bindella (Molinara), ed attualmente quelle lungo la Provinciale Vallassina (California) (Vedi tab.U159-5 e 6).
I nuclei di più antica formazione,come si è già detto, sono di origine rurale. Essi sono formati prevalentemente da un'edificazione modesta, talvolta scadente ed antigienica, che pone gravosi problemi di risanamento e di bonifica.
Essi si presentano quasi tutti in forma compatta ed allineano generalmente, lungo un reticolo viario informe angusto e tortuoso (Buccinigo, Carpèsino ecc.), un'edificazione di aspetto modesto e di altezza contenuta, perciò alla scala umana. Altri nuclei, invece, presentano un'edificazione egualmente compatta ma più alta (3 e talvolta 4 piani ft), che si sviluppa in serie continua lungo le anguste strade e/od intorno alle anguste corti interne (Erba in alto).
Nel dedalo delle stradine e dei vicoli la circolazione veicolare risulta ovviamente difficoltosa e talvolta vi è addirittura impossibile per insufficienza del calibro o per la presenza di ostacoli (scale,. ballatoi, elementi a sporgere ecc.).
Scarsissime, se non nulle, sono le possibilità di parcheggio, perciò persino il problema della sosta diurna e del ricovero notturno delle auto degli stessi residenti appare di difficile soluzione, dato che le vecchie case sono quasi tutte prive di autorimesse ed è obiettivamente difficile dotarsene.
La prossimità (in molti casi la contiguità) dei grandi parchi in cui , sorgono ville di pregio, conferiscono spesso a taluni nuclei antichi un'importanza ed un interesse di certo superiore al loro intrinseco valore formale.
Nondimeno, la maggior parte dei nuclei -ove non siano stati alterati da brutali inserimenti edilizi -presenta un interesse marcato: non di rado, infatti, l'ambiente (townscape) appare garbato e piacevole, ricco di scorci gradevoli e di punti di veduta che meritano di essere accuratamente salvaguardati. In alcuni nuclei, per contro, l'edificazione recente si è inserita od aggregata i n modo brutale, senza alcun rispetto né della "scala", né dei "caratteri" preesistenti, rompendo così quell'equilibrio che senza forzature, conferiva all'ambiente una pregevole unitarietà formale oltre che funzionale.
In questi ultimi anni ha avuto un notevole impulso, in varie zone del territorio erbese, l'edilizia legata al turismo stagionale e di fine settimana che, adottando prevalentemente villette e casette unifamiliari, occupa ampi spazi con densità bassissime.
Le zone investite da questa edilizia rada, spesso compromissoria, sono purtroppo i terrazzamenti collinari e la fascia pedemontana, ossia le zone che hanno più ampie risorse visuali (Bindella, Arcellasco, S.Bernardino, Buccinigo, Parravicino, Crevenna) e che quindi sono paesaggisticamente più appetibili. Le conseguenze sui lineamenti del paesaggio di una tale inconsulta ed incontrollata proliferazione edili sono visibili e purtroppo irreversibili. Per contro, l'area centrale urbana (Incino-Erba in basso) è stata edificata intensamente e disordinatamente: quivi convivono, con le villette "anni 30", presuntuosi condomini con 6 e più piani ft., dotati di portici attici e superattici, che appaiono decisamente fuori scala, anzi fuori luogo.

 

Le preesistenze storico-artistiche

Nel diffuso disordine ambientale spiccano -fortunatamente quasi sempre difesi da ampi parchi -gli edifici di pregio che non sono pochi e sono tutti di grande interesse architettonico e/o storico.
Delle numerose residenze signorili situate negli abitati e nei loro dintorni, meritano una specifica citazione almeno le seguenti : -la settecentesca villa Majnoni, notevolmente ristrutturata per adattarla a Municipio; l'adiacente pregevole parco è utilizzato come giardino pubblico;
la Villa Amalia, in cui soggiornarono uomini illustri come Parini Stendhal Monti e Foscolo, sorge su un'altura in splendida posizione; essa fu costruita in forme neoclassiche (pronao) agli inizi del secolo scorso su progetto di L. Pollak, sull'area di un precedente Convento dei Francescani Riformati, il cui oratorio (con pulpito marmoreo del '400 ed affreschi del sec.XVI) è stato parzialmente incorporato nella Villa; il parco è abbellito da statue e tempietti neoclassici;
-la Villa Valaperta (o Crespi), che fu probabilmente edificata sulle rovine del castello medioevale di Erba; vi soggiornarono F. Hayez e B. Ricasoli;
la Villa Parravicino, che conserva nel parco una torre medioevale.
Altre ville ed edifici di pregio- sono elencati più oltre.
Per quanto riguarda l'architettura religiosa, di notevole interesse è l'antica parrocchiale di S.Eufemia. Si tratta di un edificio romanico ad una navata, sovrastato da un alto campani le dell'undicesimo secolo (aperto da monofore, bifore e trifore), che occupa il lato sinistro della piccola facciata a capanna; nella lunetta del portale c'è una pregevole scultura romanica (X-XI sec.); l'interno contiene tra l'altro un'acquasantiera del 1212, un grande crocifisso su tavola del '400 ed un affresco quattrocentesco; l'antica canonica conserva tre finestre archiacute a bifora, chiuse da doppio arco tondo (sec. XIV).
La parrocchiale della Natività di Maria è stata rimaneggiata nel secolo scorso e sta subendo lavori di ampliamento. Gli edifici vincolati ai sensi della L. n.1089/1939, rilevati dagli appositi registri della Soprintendenza ai Monumenti, sono comunque i seguenti: (Vedi tav.U159-7)
A- Ruderi medioevali del "Buco del piombo" : ruderi di fortificazioni medioevali che sorgevano all'ingresso dell'antro (vincolo del 30-5-1912).
B- Eremo di S.Salvatore: importante complesso monumentale dei sec. XV-XVI, con cappella preesistente legata ai ricordi di S.Carlo; affreschi di Michelino da Besozzo e di altri; chiostro della fine del quattrocento inizi del cinquecento e viale di accesso bordato da cipressi (vincolo del 29-7-1967).
C- Chiesa di Carpèsino: edificio del XIV sec. ad una sola navata, con tetto a due falde e struttura a vista sostenuto da due arconi ogivali intermedi. Zona absidale con volta a costoloni .Alle pareti si notano tracce di affreschi di varie epoche (vincolo del 18-12-1974).
D- Villa Amalia con annessa cappella: edificio di struttura neoclassica cui si annettono il caratteristico giardino (che degnamente s'inquadra nel paesaggio locale) e la chiesa con pregevoli affreschi quattrocenteschi. E' importante dal punto di vista storico perché fu dimora di letterati ed artisti del sec. XIX, tra i quali Ugo Foscolo, Antonio Bossi e Vincenzo Monti, che la illustrò nella sua cantica in morte di Lorenzo Mascheroni (Vincoli del 1-7-1913 e del 6-9-1923).
E- Parco Majnoni : parco di notevole interesse pubblico con essenze notevoli di cedri, faggi, abeti, magnolie rappresenta una nota di verde di non comune bellezza (vincolo del 21-5-1960).
F- Torre medioevale di Vill'lncino: torre medioevale con una porta e due bifore (Vincolo del 19-2-1910).
G- Stallazzo a Vill'lncino: (Vincolo del 22-2-1910)
H- Palazzo già Carpani in Via Prina, 5: edificio, anticamente monastero, poi dei nobili Carpani; è una costruzione in muratura di pietrame con finestre medioevali, bifore, contorni in terracotta, modinature, aperture murate. Il corti le interno presenta un portico ad archi a sesto acuto ed un altro ad archi a tutto sesto; il profondo porticato ha un soffitto a cassettoni con lacunari che recano tracce di dipinti e ritratti eseguiti nel '400 (Vincolo del 16-12-1969).
I- Casa medioevale in Via S.Bernardino da Siena: casa medioevale con bifore e finestra quattrocentesca in terracotta in Erba Incino (Vincolo del 30-5-1912).
L- Chiesa ed ex oratorio di S.Eufemia (già citata): (Vincoli del 6-6-1912 e del 19-11-1923).
M- Castello di Pomerio: edificio fortificato, in origine a pianta quadrata, costruito in ciottoli, con spigoli in pietra granitica (sec. XI-XIII) con avanzi della Torre di ingresso: le finestre originali a sesto acuto sono inserimenti dei sec. XIV e XV.
Altri inserimenti sono del '700- Taluni elementi (bifore) sono integrazioni successive (Vincolo del 12-7-1967).
N- Vi Ila Conti Verampio: il parco è uno dei più importanti della zona per il suo complesso erboso comprendente essenze rare e pregiate.
Risultano inoltre vincolate le seguenti chiese:
0- S.Cassiano a Buccinigo
P- S.Maurizio a Mevate
Q- S.Marta in Via S.Bernardino
R- S.Maddalena a Crevenna
S- S.Giorgio nel Cimitero di Crevenna
T- S.Maria Nascente-parrocchiale di Incino (già citata)
U- S.Maria Assunta a Casiglio
V- SS Pietro e Paolo ad Arcellasco
Z- Oratorio di S.Bernardino.
Presentano inoltre un particolare interesse per le loro caratteristiche architettoniche e storiche -e sono pertanto da sottoporre a tutela i seguenti altri immobili :
1- il Castello di Casiglio
2- la Villa Majnoni d'lntignano ed il relativo parco a Castelnuovo di Parravicino
3- la Villa Parravicino (già citata)
4- la Casa Vandoni a Buccinigo
5- il Torrione di Buccinigo
6- la ViIla-Pavia (oggi Wollembùrg) ed il relativo parco
7- la Villa ex Radice Fossati ed il relativo parco a Boccogna
8- la. Villa Tremolada ed il relativo parco a Boccogna
9- la Villa Valaperta ad Erba in alto (già citata)
10- la Casa Chiesa Molinari -Proserpio ad Erba in alto
11- la Casa De Carli-Clerici ad Erba in alto
12- la Vi Ila Clerici ed il relativo giardino a Vill'Incino
13- la Villa Ferraris
14- la Villa Monrepos
15- la Villa Minonzio
16- la Villa Bellini (oggi ospedale Fatebenefratelli)
17- la Villa Fontana (oggi S.Giuseppe) ed il relativo parco a Crevenna
18- la Casa Rivolta in Piazza Torre a Vill'Incino
19- la Casa Citterio a Mevate
20- il Portico del mercato di Incino
21- il Convento dei Padri Passionisti a Carpèsino
22- la Villa Tre Faggi
23- la Villa Pèterlongo
24- la Villa Michel
25- la Villa Grassi
26- gli edifici del "complesso" di Torricella
27- la Villa Vaccari
28- la Villa De Capitani con il relativo parco
29- la Villa Majnoni ed il relativo parco a Bindella
30- la Vi Ila Biffi ed il relativo parco a Morchiuso.


 
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