La
data era fissata: il 18 luglio 1862 il Sindaco Leopoldo Barzaghi,
con manifesti di convocazione dei comizi fatti affiggere 3 settimane
prima nel paese (Foto 1), chiamava i propri concittadini al voto,
1621 secondo
l'ultimo censimento, anche se, di questi, solo 112 erano i maschi
iscritti nelle lista elettorale redatta dalla Giunta Comunale.
Gli
elettori vennero convocati in Assemblea Elettorale Comunale presso
il Palazzo Comunale per rinnovare, come ogni anno, il Consiglio
Comunale e il Consiglio Provinciale nella misura di un quinto dei
componenti. Tra i 15 consiglieri comunali, che duravano in carica
5 anni ed erano rieleggibili, erano stati sorteggiati in primavera
3 di essi per consentire tale rinnovo. Gli elettori, chiamati
in
due turni successivi tra le ore 9 e le ore 12, avevano un primo
dovere, consistente nell' elezione di 5 componenti dell'unico
Collegio
Elettorale, le cui funzioni erano le stesse del nostro attuale
seggio elettorale, quindi potevano esprimere 3 voti di preferenza
a favore
di cittadini, anche non residenti, in possesso delle loro stesse
qualità: essere iscritti nel ruolo delle tasse comunali,
pagare le imposte e saper leggere e scrivere.
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Il
Presidente del Collegio, constatato che solo 39 erano i cittadini
recatisi alle urne, e verificato che le persone che avevano ricevuto
voti si trovavano nelle condizioni previste dalla legge comunale
organica del regno del Piemonte del 23 ottobre 1859, proclamò
eletti i 3 cittadini più votati, quindi redigette in duplice
copia il verbale delle operazioni elettorali che trasmise all'Intendenza
Provinciale e al Segretario Comunale ed infine incenerì le
schede votate.
Come è facile intuire, occorreva ricevere solo 15/20 voti per poter entrare
in consiglio comunale, organo deputato alla elezione del sindaco
e dei 2 assessori, da qui la constatazione che erano poche famiglie
abbienti che governavano per tradizione il paese: Moioli, Barzaghi,
Valsecchi, Ciceri ecc.
Con l'avvento della sinistra al governo della nazione, il suffragio
fu allargato e il 20 ottobre 1889 si procedette al rinnovo integrale
del consiglio comunale e gli elettori erbesi aventi diritto salirono
a 240. La Giunta Comunale, nel revisionare le liste elettorali,
considerava "la preesistenza e la cessazione dei diritti per
imposta ed i titoli per qualità quali fattori che determinavano
la inscrizione o la radiazione dei singoli elettori": per imposta,
per istruzione, per mezzadria, per tassa comunale erano alcuni dei
titoli ammessi per poter esercitare il diritto di voto. Occorreva
distinguere poi gli "elettori politici" da quelli "amministrativi"
entrambi suddivisibili in ragione del censo e per capacità.
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Nell'anno
1900, per esempio, gli elettori del secondo tipo salirono a
287,
mentre quelli del primo erano 164, in quanto il censo richiesto
era più elevato secondo la L. 24 novembre 1882 n.999.
Come si provava la possibilità di iscriversi nella lista
elettorale? I nuovi elettori dovevano richiedere espressamente
al comune l'iscrizione
nella lista elettorale e dovevano, come informava una nota prefettizia
del 15 giugno 1914, provare implicitamente di saper leggere
e scrivere
descrivendo la propria professione (insegnante, ingegnere, dottore)
o presentando un'apposita domanda autenticata presso un ufficiale
giudiziario (Foto 2).
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Con la fusione dei Comuni di Erba e Incino, 368 elettori, su 520
aventi diritto, del nuovo comune denominato di Erba-Incino, chiamati
al voto
il 25 novembre 1906, elessero 20 consiglieri, tra i quali il più votato
fu Luigi Zappa, nominato quindi sindaco con 19 voti e 1 astenuto (Foto
3).
Con decreto 30 gennaio 1923 la Prefettura incaricò il cav. Dottor
Vittorio Ceccato di commissariare l'amministrazione comunale a seguito
delle dimissioni
volontarie presentate dal sindaco e da 13 dei 20 consiglieri (Foto 4) |
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La
sezione locale del Partito Nazionale Fascista esultò e, con
una nota del 6 febbraio 1923 indirizzata al neo commissario, il
segretario politico Pietro Frigerio, detto Pierino, oltre a dargli
il benvenuto, gli ricordava che il direttorio di cui era a capo
era "a sua completa disposizione in ciò che poteva tornare
a beneficio del comune".
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La
fusione nel nuovo comune di Erba con Crevenna, Buccinigo e
Cassina
Mariaga avvenuta il 15 dicembre 1923 fu disposta con decreto del
nuovo capo del Governo Benito Mussolini, il cui fiduciario
locale
era ancora Pietro Frigerio, promosso a podestà con decreto
reale del 7 luglio 1926 (Foto 5).
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Questi,
subentrando al commissario prefettizio Bartolomeo Donati, convocò
il 13 luglio successivo presso il Palazzo Comunale un'assemblea
straordinaria di tutti i fascisti in cui in un discorso cerimoniale
e programmatico (foto 6 e 7), oltre a impegnarsi nelle consuete
attività
politico-amministrative (risanamento del bilancio, potenziamento
servizi, contribuzioni alle associazioni ecc.), si autoproclamò
"consigliere, padre ma anche inflessibile tutore delle leggi
del Governo Fascista". Per meglio raggiungere questi obiettivi,
nominò il signor Lorenzo Pozzoli delegato podestarile.
Dal 1927 al 1929 succedettero alla sua carica vari commissari
prefettizi
che nel 1928, fusero nel comune di Erba, gli ex comuni di Arcellasco
e Parravicino, finchè il 21 marzo 1930 venne rinominato
podestà,
assistito dal suo vice Luigi Plebani.
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Sono,
questi, semplici appunti di storia politico-amministrativa locale
presi qua e là tra vecchi documenti dell'archivio comunale,
da cui il cittadino-lettore potrà, anche ingrandendo le
foto allegate, capire come e in quali condizioni storiche i nostri
padri
esercitavano il diritto di voto, per poi riflettere sulla attuale
situazione politica.
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L'ARCHIVISTA COMUNALE Dr. Claudio Barbieri
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