Regione Lombardia

Da grosso paese a una piccola città: 1956-1965

Ultima modifica 5 aprile 2019

Sono anni di rapida trasformazione quelli della seconda metà degli anni Cinquanta. L’Italia si sta lasciando alle spalle il periodo dell’emergenza e della ricostruzione post-bellica e sta entrando a grandi passi in quello del boom economico. I cambiamenti che anche Erba sta subendo possono essere sintetizzati in un titolo del quotidiano “Il Giornale di Lecco” del 26 dicembre 1960: “ERBA: DA GROSSO PAESE A UNA PICCOLA CITTA’”. Si percepisce chiaramente dalla storia di quegli anni quali e quante siano le opportunità e le necessità cui far fronte da parte degli amministratori e dei cittadini stessi. Tante vengono colte e risolte, tante restano solo a livello di idea o di progetto, ma è indubbio che nell’arco di una decina di anni Erba cambia in maniera radicale, ponendo le basi per una cittadina sempre più moderna ed attiva.

Il 27 e 28 maggio 1956 alle elezioni comunali la DC ottiene la maggioranza assoluta con 17 consiglieri su 30; 6 vanno al PSI, 3 al PSDI e 2, rispettivamente, al PCI e al MSI insieme con il Partito Nazionale Monarchico. E’ cambiato il sistema di voto, poiché ora ogni cittadino può esprimere fino a un massimo di quattro voti di preferenza per candidati appartenenti tutti alla stessa lista, pena la nullità del voto. La popolazione residente secondo l’ultimo censimento del 1951 è di 10971 abitanti; gli iscritti alle liste elettorali sono 7727; i votanti risultano 7224. Il Consiglio Comunale nella seduta del 20 giugno nomina sindaco Carlo Bartesaghi (sarà confermato poi per altre due legislature, stabilendo un record di durata, quindici anni, difficilmente superabile). La sua elezione non appare così scontata se è vero che nella prima convocazione del nuovo Consiglio due elezioni a scrutinio segreto non danno a nessun candidato la maggioranza assoluta necessaria per la nomina (la seconda votazione registra addirittura un pareggio fra Bartesaghi e Carlo Nava, sempre della DC) e al momento della terza convocazione parte dei membri della maggioranza si assentano dall’aula facendo mancare il numero legale necessario. Sul quotidiano “La Provincia” del giorno dopo si paventa già l’ipotesi dell’instaurazione del Commissario prefettizio e l’indizione di nuove elezioni.

Nella seduta inaugurale il presidente dell’assemblea, il consigliere anziano Camillo Secchi, richiama il bisogno di rammodernamento di cui Erba urge. Nel suo discorso d’insediamento il nuovo sindaco sottolinea che “i problemi da impostare sono di 3 ordini: quelli di significato funzionale amministrativo, quelli di auspicate realizzazioni di maggior effetto e più urgenti per il rammodernamento di Erba, ma che debbono essere ponderati e realisticamente risolti, quelli di ordine assistenziale e sociale.”. Da ricordare l’uscita di scena del conte Scipione Barbiano di Belgiojoso, sindaco negli ultimi dieci anni e protagonista della vita politica erbese da oltre un ventennio.
Da una relazione del sindaco al Prefetto sui principali problemi del comune, datata 26 gennaio 1957, possiamo trarre una fotografia della città di Erba in quel momento. La popolazione viene stimata in 11.500 abitanti con un incremento di oltre il trenta per cento negli ultimi venti anni. Tale incremento comporta la necessità di adeguamento di molte opere pubbliche. Gli acquedotti al momento esistenti (Pralavegg, Caino, Segrino) non vengono giudicati sufficienti nei periodi di maggiore scarsità d’acqua. La rete fognaria risulta eseguita solo per un venti per cento del totale (5 km su 24 previsti). La rete stradale, calcolata per l’intero comune con una lunghezza di 76 km, risulta asfaltata solo per 3. Per quanto riguarda l’istruzione, 5 sono gli asili presenti nel comune e un sesto si progetta di costruirlo nella frazione di Crevenna; 6 sono gli edifici riservati all’istruzione elementare (2 nel centro e 4 nelle frazioni) con una popolazione scolastica di 732 alunni; gli alunni frequentanti la scuola media, in continuo aumento, sono 116 e pagano una tassa annua di iscrizione pro capite di l. 20.000. Si comprende da questi pochi dati quanto ci sia da fare e quale trasformazione Erba dovrà affrontare per restare al passo con i tempi.
Lo sforzo degli amministratori si rivolge, dunque, innanzitutto alla realizzazione e al completamento delle opere pubbliche, in particolare la rete fognaria e l’acquedotto, che devono soddisfare richieste crescenti e raggiungere nuovi insediamenti abitativi. Il completamento di queste due opere viene anche giudicato necessario per poter poi passare all’asfaltatura delle strade, ovviamente indispensabile per potersi proporre anche come cittadina di passaggio e nuovo centro dell’economia locale (è di questi anni la sistemazione stradale di alcune tra le vie più importanti della città quali Corso XXV aprile, Piazza Mercato, via Alserio, la provinciale Como-Lecco e l’apertura di via Turati). C’è inoltre da considerare il notevole incremento di traffico veicolare, che ha come conseguenza anche il sorgere di diversi nuovi punti di distribuzione carburante. Ancora, c’è da registrare l’adeguamento dell’impianto di illuminazione pubblica e il completamento della rete di distribuzione del gas metano (argomento sul quale si sviluppa un acceso dibattito politico fra maggioranza e opposizione di sinistra, riflesso di scelte nazionali che vedono sullo sfondo la figura di Enrico Mattei).
Fra i tanti progetti realizzati, nel 1956 si dà avvio alla costruzione della teleferica della cementeria di Merone, che attraversa la Como-Lecco. Fra quelli, invece, di cui si discute molto, ma che non troveranno mai realizzazione o saranno, comunque, spostati a tempi migliori, ci sono la costruzione della nuova caserma dei Carabinieri e la realizzazione del sottopassaggio nella sede comunale (in quegli anni situata nella villa Candiani, dove attualmente hanno sede gli uffici del settore Urbanistica) che avrebbe dovuto unire i due tratti di marciapiede dell’allora corso XXV Aprile (ora corso Bartesaghi), il primo dalla scalinata del Licinium fino all’imbocco di via Crotto Rosa e il secondo a seguire del palazzo comunale, con la realizzazione di bagni pubblici di cui si lamenta la mancanza.

In economia, l’agricoltura ha ancora una notevole importanza, come testimonia la rilevanza degli introiti nelle casse comunali della tassa sul bestiame e ancor più il nutrito calendario di fiere e mercati (la Fiera primaverile il primo lunedì dopo la festa di S. Giuseppe in marzo, la Fiera Autunnale il terzo lunedì di ottobre, la Fiera del bue grasso il secondo giovedì di dicembre, oltre al mercato settimanale del giovedì). Di particolare significato per l’economia non solo locale, per l’eco che hanno a livello provinciale, sono le Manifestazioni Avicole Brianzole, organizzate al Campo Fiera (in zona Piazza Mercato, via Turati) e, dal 1964, nella cornice del Parco Majnoni, che ricevono un notevole consenso di pubblico e operatori del settore e che danno un primo importante impulso allo sviluppo di Erba come polo fieristico e commerciale.
Contemporaneamente cresce l’incidenza del piccolo commercio; in particolare viene segnalato l’aumento nelle vendite di elettrodomestici e macchine da scrivere, frutto, soprattutto nel primo caso, di un generale miglioramento nelle condizioni di vita e del sempre più ricorrente utilizzo del sistema del pagamento a rate.
Nel 1958 alcuni consiglieri propongono la costruzione di un centro sportivo comunale in località Valle del Lambrunc, nel mezzo degli abitati di Erba superiore, Crevenna ed Incino. L’ambizioso progetto, inquadrato in un più ampio discorso di riqualificazione turistica della città di Erba e di attenzione alla problematica dei giovani, prevede uno stadio da 40-50mila posti (!) per il calcio, rugby e tamburello con pista di atletica, un campo di pallacanestro e uno di tennis, una struttura attrezzata a palestra con annessi locali per la biblioteca comunale, al momento inesistente; inoltre tutta l’area adiacente alla villa Clerici e che da Crevenna raggiunge Erba risulterebbe modificata e, secondo i proponenti, valorizzata, da un nuovo e più razionale sistema viario. La proposta viene accantonata e rinviata a tempi migliori, in quanto non rispondente a un’esigenza primaria della collettività in quel momento e non potendo accedere ai fondi del credito sportivo nazionale tutti rivolti in quel momento alle Olimpiadi di Roma del 1960.

Nel 1959 l’amministrazione comunale dà il via alla pratiche per l’acquisto della proprietà immobiliare degli eredi del marchese Massimiliano Majnoni d’Intignano, comprendente la villa e il parco Majnoni, il viale di accesso alla villa che mette in comunicazione Corso XXV Aprile con Piazza Prepositurale (viale dei Cipressi) e una parte di terreno ad esso adiacente; il tutto al costo di 74 milioni di lire. La villa Majnoni apre per la prima volta al pubblico all’inizio di dicembre del 1959 quando la rinata Pro Erba organizza una mostra d’arte di pittori e scultori brianzoli e lariani, conservando (ancora per un po’) quella vocazione artistica che era stata del suo proprietario, l’architetto marchese Majnoni, che aveva curato e rinnovato l’arredamento della Villa Reale di Monza ed era considerato il fiduciario nel campo dell’arte del re Umberto I. Dal 20 dicembre al 6 gennaio l’atrio d’onore della villa ospita un grande presepe artistico allestito dall’architetto Otha Sforza. Dovranno passare ancora una decina di anni prima che la villa stessa assuma definitivamente la funzione di palazzo comunale. Nel frattempo sarà utilizzata in parte ancora per iniziative culturali, in parte come sede distaccata delle nuove scuole medie dell’obbligo. Nel giugno del 1961, inoltre, ilConsiglio Comunale delibera l’istituzione di un Museo Comunale in un locale al primo piano della villa, su richiesta dell’insegnante elementare Fernanda Isacchi.
Il 30 giugno 1960 viene ultimata la realizzazione di due campi da tennis all’interno del parco.

Nel corso del 1959 a Erba si segnalano diversi casi di tifo. La cosa non tarda ad avere effetti politici. L’assessore anziano Ajmone Cat si dimette poiché secondo lui non si è tenuta in considerazione una sua segnalazione sullo stato di degrado di alcuni punti della rete idrica che corrono a contatto con la rete fognaria e che da questa potrebbe essere stata inquinata. Ma i competenti uffici sanitari provinciali attribuiscono il diffondersi della malattia a due venditori ambulanti di dolciumi; dopo il loro ricovero, il 15 novembre, per un po’ di tempo non si registra più nessun caso. Ma a fine novembre il quotidiano “Il Resegone” titola: “Si brancola ancora nel buio sulle vere cause del tifo ad Erba”. Pur affermando che non è il caso di allarmarsi, si ricorda che è ormai quasi un anno che l’infezione ricorre con frequenza; 200 sono i casi segnalati, di cui 2 mortali (ma fonti ufficiali parlano di 51 casi accertati, senza nessun caso di morte). Nonostante interventi di riparazione all’acquedotto comunale, l’emanazione di severe disposizioni igieniche, con l’analisi di campioni di acqua e latte e il divieto di vendita del latte direttamente al consumatore, l’infezione non sembra fermarsi. Verso la fine dell’anno, però, l’allarme cessa. Anche da questa situazione verrà una spinta alla risoluzione di una questione di grande importanza per la vita cittadina, l’istituzione del servizio di raccolta nettezza urbana.

Ad aprile del 1960 l’Ordine del Fatebenefratelli fa istanza per la costruzione di un nuovo ospedale in Arcellasco, perché la struttura esistente non viene più giudicata idonea alle esigenze di una città che sta cambiando e crescendo (il numero delle prestazioni richieste è infatti in costante aumento, in particolare per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro e gli incidenti stradali, il reparto maternità conta circa 600 nascite annuali).
Alle elezioni del 6 novembre 1960 la DC si riconferma primo partito e il 21 dicembre, alla prima votazione, Carlo Bartesaghi viene rieletto sindaco. E’ curioso come i consiglieri neoeletti debbano presentare, con la controfirma di due testimoni, una dichiarazione cosiddetta “di alfabetismo” che attesti la loro capacità di leggere e scrivere.
Dal censimento del 1961 emergono i seguenti dati: gli abitanti sono 12425, 172 sono gli stabilimenti industriali e 234 le imprese artigiane residenti a Erba; il numero degli autoveicoli immatricolati è di 3254, pari a circa 1 per ogni 4 abitanti; gli abbonati al servizio telefonico sono 999 (1 apparecchio ogni 13 abitanti circa); 77 sono i pubblici esercizi, 4 gli istituti bancari e 275 le licenze commerciali concesse.
Nel 1962 un decreto del Ministero di Grazia e Giustizia sancisce la chiusura, a partire dall’1 marzo 1963, del carcere mandamentale di Erba. L’edificio, sito in via Valaperta al numero 1, viene giudicato ormai inutilmente costoso per le casse comunali (è un edificio di proprietà privata), sia per l’irrilevante numero di persone che vi vengono detenute, sia per il suo attuale stato di fatiscenza, che ne compromette la sicurezza (è del 1961 l’ultima evasione) e non consente ai detenuti stessi quel minimo di condizioni di vivibilità cui ogni essere umano ha diritto (le due celle maschili sono infatti situate nel seminterrato, in condizioni di insufficienza di aria e luce e come cella femminile viene usato, quando ce ne sia bisogno, un locale adibito a magazzino dal custode).

Il 1° marzo 1964, alla presenza di numerose autorità, fra cui il senatore Mario Martinelli, già ministro del commercio con l’estero, ha luogo la cerimonia della posa della prima pietra dell’edificio della nuova Scuola Media. Il progetto (dell’architetto Cappelletti di Como e dell’ingegner Porta di Erba) prende il via nel 1961 e prevede la realizzazione di un edificio scolastico per le scuole medie che risponda al notevole incremento della domanda dell’utenza. Oltre all’aumento della popolazione, il progetto di costituzione della scuola media unica all’esame del Parlamento (fino ad ora le scuole medie erano divise in due indirizzi, uno classico e uno di avviamento professionale) fa sì che il vecchio edificio della scuola media Annoni (statalizzata nel 1959) non sia più adeguato; inoltre, la nuova scuola permetterà di radunare tutte le varie classi attualmente dislocate provvisoriamente in diversi fabbricati comunali, con grave disagio sia per gli alunni che per gli insegnanti. Il nuovo edificio sorgerà sul terreno recentemente acquistato dal Comune tra la via Majnoni e il viale dei Cipressi. Costo previsto per la realizzazione dell’opera: oltre novantasei milioni di lire. Nel 1963 la Giunta ha accolto la proposta del Collegio dei professori di intitolare la scuola Media alla memoria di Giancarlo Puecher, medaglia d’oro della Resistenza.
Il decennio che stiamo esaminando si chiude, nel 1965, con la rielezione a Sindaco di Carlo Bartesaghi. L’ultimo segno dei tempi che cambiano è l’autorizzazione all’apertura del primo supermarket. Cambiano, dunque, i costumi, le mode, le abitudini; nuove esigenze si affacciano continuamente sulla scena della vita sociale; i tempi che si stanno vivendo propongono senza sosta trasformazioni e obbligano di adeguarsi velocemente ad esse. Nuove sfide attendono anche la città di Erba.

L'ARCHIVISTA COMUNALE
Massimo Di Girolamo