Regione Lombardia

Erba nel secondo dopo-guerra

Ultima modifica 5 aprile 2019

Protagonista della storia erbese a cavallo della seconda guerra mondiale fu sicuramente il conte Scipione Barbiano di Belgiojoso. Milanese di nascita, quindi notaio in Erba, egli reggette per pochi mesi, dal luglio all'ottobre del fatidico anno 1943, in qualità di commissario prefettizio, l'amministrazione comunale, passandone poi le redini al podestà della neo-repubblica sociale Airoldi. Si pose quindi a capo del Comitato di Liberazione Nazionale, che via via si stava sempre più affermando anche in città.

Dopo la caduta del regime fascista avvenuta il 25 aprile 1945, due giorni dopo, favorì la formazione di una giunta comunale antifascista (vedi fig. 1a/b), presieduta dal comunista Alfredo Betti e composta da un rappresentante di ciascun partito politico nazionale: Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Liberale, d'Azione e Repubblicano.

La nuova logica di spartizione del potere non ammetteva eccezioni, perciò l'assessore indipendente Italo Mambretti dovette, per ordine del CLN erbese, lasciare la propria carica ad un esponente dei costituendi nuovi partiti. Il nuovo sindaco doveva la propria fedeltà a ben tre diverse entità: in primis al Governo Militare Alleato che occupava ancora militarmente il territorio, quindi al Prefetto che lo aveva formalmente nominato tale e al CLN erbese che costituì, di fatto, la Giunta (vedi fig. 2).
A pubblicizzare il cambiamento di regime politico ci pensò la giunta nel '45, modificando la denominazione di diverse strade e piazze, così come anche il partito fascista aveva fatto precedentemente: è così che il corso del popolo diventò corso XXV aprile e via del littorio si trasformò in via della libertà o ancora largo martiri fascisti diventò largo Gian Carlo Puecher (vedi fig.3 a/b).

Tra i tanti problemi che la nuova amministrazione comunale doveva affrontare vi era sicuramente la situazione finanziaria fuori controllo: dal 1932 non venivano approvati i conti consuntivi, né aggiornati i ruoli delle imposte e questo non permetteva di recuperare le necessarie risorse finanziarie utili per risolvere gli enormi problemi di assistenza ai bisognosi che ogni giorno si presentavano sempre più numerosi in comune.

In una lettera del luglio '45 al Prefetto, il sindaco Alfredo Betti schematizzava la situazione economico-sociale della cittadinanza: "da una parte sta il popolo minuto cui la guerra tutto ha tolto e dalla quale nulla ha ricevuto di utile (…), a fronte di costoro s'erge superba, offensiva la turba di coloro, e non sono pochi, che nella guerra hanno trovato la loro fortuna accumulando ricchezze immense"(vedi fig. 4).
Da qui la sua proposta, realizzata l'anno successivo dal nuovo sindaco, di provvedere al soccorso invernale ai disoccupati mediante l'erogazione, tramite il comune, di sussidi in denaro donato volontariamente dai commercianti e artigiani erbesi al momento del rinnovo delle varie licenze comunali. Sempre secondo il Sindaco Betti, l'Ente Comunale di Assistenza, creato per assistere le famiglie di quanti andavano in guerra, non riusciva a provvedere ai bisogni dei reduci di ritorno dal fronte, né tantomeno ai familiari (oltre 50) di "quelle persone provenienti da campi di concentramento, specie quello di Coltano, ove furono internati per essere appartenute alle brigate nere, alla g.n.r. o comunque a formazioni della sedicente RSI".

Nel triennio dal '45 al '47 gli uffici comunali registrarono 170 persone nell'elenco comunale dei poveri ammessi all'assistenza sanitaria gratuita, ma molti altri erano gli esclusi non coperti dalla Cassa Mutua obbligatoria: piccoli commercianti, pensionati, agricoltori. Il comune istituì pertanto una Mutua sanitaria basata sul contributo volontario degli associati (vedi fig. 5), destinata anche a fronteggiare in via preventiva i sempre più frequenti casi di malattie infettive, riportate dal medico condotto in appositi registri comunali, tra cui la TBC, la difterite e il tetano.

Nonostante la grave situazione economica, Erba si stava risollevando e anche il comune, retto da Betti fino alle elezioni amministrative del '46 e guidato da esperti amministratori come l'avv. Francesco Turri, riuscì a rendere autonoma finanziariamente dallo stato l'amministrazione, aumentando l'imposta di famiglia, adeguando varie altre tariffe dei servizi, cedendo allo stato la scuola media civica Carlo Annoni, riducendo il personale dipendente. A tal proposito si ricorrette ad uno stratagemma: non potendo licenziare il responsabile dell'ufficio tecnico, si soppresse tale posto avvalendosi della professionalità dell'assessore ai lavori pubblici ing. Bartesaghi e del suo consulente geom. Pellegata, successivamente assunto in ruolo. Altro discorso era invece la fuoriuscita dei dipendenti comunali collusi col partito fascista.

L'ordinanza n.35 emanata dal Comandante in capo del Governo Militare Alleato (vedi fig.6) era chiarissima e prevedeva il licenziamento di questi impiegati, oltre una ventina nel comune, e l'apposita commissione comunale per l'epurazione negli enti locali provvedette ad allontanare anche il segretario comunale Redaelli.

L'armonia che regnava all'interno della giunta e del consiglio comunale composto da membri designati dai partiti antifascisti veniva infranta dalla sempre più forte bipolarizzazione della politica mondiale, divisa tra sostenitori del modello occidentale statunitense e del modello socialista sovietico. I 7877 elettori erbesi vennero chiamati nel '46 a eleggere col sistema maggioritario 16 consiglieri di maggioranza e 4 di minoranza, scegliendoli tra 16 candidati di 4 liste contrapposte: Democrazia Rurale, Blocco di Sinistra, Democrazia Cristiana e Partito Liberale (vedi fig. 7).

Dal risultato di queste elezioni dipendeva il futuro politico di Erba e la mobilitazione fu generale. Durante lo spoglio dei voti, la folla, incitata da facinorosi, invase la sala dell'adunanza dei presidenti degli 8 seggi comunali distruggendo le schede spogliate ed il verbale di una sezione. Alcuni cittadini presentarono un ricorso, poi rigettato, per l'annullamento delle operazioni di voto, motivato dal fatto che alcune suore avevano "assistito" diverse decine di anziani ricoverati presso ca'prina al voto e che vi erano stati alcuni brogli presso alcuni seggi.
La maggioranza assoluta degli erbesi (vedi tabella) scelse il blocco occidentale schierandosi con la Democrazia Cristiana e attribuendo il maggior numero di preferenze al conte Scipione Barbiano di Belgiojoso, che venne eletto nuovo sindaco in una seduta di consiglio comunale a cui assistette per motivi di ordine pubblico addirittura il Prefetto di Como Vittorio Craxi (padre di Bettino).

Nel 1947 le elezioni per l'assemblea costituente a Erba confermarono la supremazia della DC (47%), seguita dal PSI (35%), PCI (8%), Unione Democratica Italiana (4%), Democrazia Rurale PRI e Blocco Nazionale delle libertà (2%) e Partito d'Azione (1%), mentre solo il 58% degli erbesi scelse la forma repubblicana.

La guerra sembrava ormai passata, la ricostruzione con l'aiuto americano era partita, tuttavia i ricordi di guerra erano molti, tra questi le bombe rimaste inesplose: all'invito del sindaco ai cittadini (vedi fig. 8) a voler segnalare eventuali ordigni risposero oltre una decina di persone a distanza di 4 anni dal bombardamento.
La speranza è che gli erbesi allora li abbiano scoperto tutti.

L'ARCHIVISTA COMUNALE
Dr. Claudio Barbieri